IL FIUME CORNO

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By Luca Gorini

Fin dalla sua nascita, nella fascia delle risorgive, il fiume Corno segnala la sua differenza rispetto agli altri grandi corsi d’acqua del territorio: presenta una portata e una temperatura delle acque quasi costanti lungo tutto l’anno, proprio per il fatto che queste non sono influenzate dalle piogge stagionali. Di conseguenza, il Corno segue un tracciato particolarmente stabile, che mai fu soggetto a quelle esondazioni, o repentine mutazioni, che invece caratterizzano ancora fiumi come il Tagliamento, lo Stella o il Cormôr. Evidenziano questa natura placida e tranquilla la rara presenza di anse fossili o le tracce di paleo-alvei lungo il suo percorso, e tale stabilità, unitamente alla regolarità delle sue acque, ha da sempre favorito gli insediamenti e la navigazione lungo il fiume, sin dall’epoca protostorica. Così, il Corno è stato un elemento aggregante delle comunità insediate lungo le sue rive, tanto da essere anche noto come “il fiume delle quattro chiese”, in quanto unisce le quattro chiese parrocchiali del territorio, che sorgono tutte al limitare delle sue acque, ossia quelle di Castello, Porpetto, Villanova e Nogaro. In tempi più recenti, il fiume Corno ha sperimentato un accumulo di infrastrutture che ne hanno reso il tratto finale uno dei siti industriali e portuali più importanti del nord Adriatico, epicentro di una vasta rete di relazioni internazionali. Tanto che tra tutti questi segni del sistema insediativo contemporaneo il fiume sembra oggi quasi incastonato, in certi momenti addirittura “incastrato”. Tra il linguaggio dell’uomo e quello della natura prende così forma un groviglio per lunghi tratti capace di ispirare una notevole armonia, anche se non privo di contraddizioni, dove sembra che i due linguaggi non abbiano ancora trovato il modo di parlarsi, di capirsi a vicenda.

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