AREE DI PESCA LAGUNARI

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By Luca Gorini

La laguna ha una toponomastica molto ricca, definita da carte molto dettagliate, che individuano una ricca varietà di luoghi sommersi, ciascuno dei quali è definito da un proprio nome che lo distingue da tutti gli altri; questi luoghi costituiscono le aree lagunari su cui si pratica la pesca tradizionale. Per regolamentare lo sfruttamento di tali aree, tre volte all’anno viene svolto il Toco (il primo all’inizio della Quaresima, il secondo a San Vito, il terzo a San Giacomo), un sorteggio tra i pescatori maranesi finalizzato all’assegnazione degli ambiti di pesca. I primi sorteggiati hanno il diritto di scegliere come propri ambiti riservati i luoghi più pescosi, e si procede così sino all’esaurimento dei partecipanti. Un tempo il Toco era determinante per la sussistenza delle famiglie maranesi: se in un determinato anno toccava in sorte una zona poco pescosa, generalmente si mandavano i figli a lavorare nelle campagne, per garantire un pasto alla famiglia. Se al contrario si poteva scegliere una delle aree più produttive, allora si chiamavano a rinforzo dell’attività di pesca anche i parenti, e in alcuni casi anche manodopera dall’entroterra, soprattutto tra quella vasta fascia di popolazione rurale non proprietaria dei terreni agricoli (mezzadri o braccianti), e che per questo vivevano in condizioni di povertà; così venivano imbarcati dai maranesi, per arrotondare i magri proventi famigliari. Così si era avviata una fraternizzazione tra le comunità, un po’ per senso di solidarietà, e un po’ perché, come si diceva a Marano, “il cumpàr in Furlanìa g’ha il vin e g’ha il salàm!” La pesca tradizionale si pratica ancora oggi: si impiegano reti lunghe fino a 150 metri per creare le Seraje, le reti da posta lagunari, che erano dotate di una nassa terminale, detta Cogol atta ad intrappolare i pesci. La rete è fissata su bastoncini alti un metro e dieci, in origine realizzati con la canna palustre, che vengono impiantati direttamente nei bassi fondali lagunari, in modo da bloccare le vie di uscita dei pesci, e viene rimossa e riposizionata in occasione della stagione di pesca. Le Seraje vengono posizionate seguendo gli spostamenti dei pesci lungo l’articolato fondale della laguna, sfruttando i cambi di marea che li spingono a spostarsi. In passato il Toco vedeva la partecipazione anche di 150 pescatori, mentre all’ultimo vi hanno preso parte solo in 29; questo è dovuto sia alla riduzione del pescato, sia all’invasione di una specie alloctona, lo ctenoforo (detto Bufola in maranese), un animale simile a una medusa che infesta la laguna divorando le larve delle specie locali, e ostruendo reti e Cogoi. Il timore è che questo fenomeno, dovuto al surriscaldamento delle acque lagunari, associato alla progressiva riduzione del personale specializzato in questo tipo di pesca, porti alla perdita di questa eredità culturale che affonda il suo passato nella storia della laguna.

 

Nell’immagine: “Secche in laguna con graticci per la pesca”. Cartolina da Vittorina di Paradiso.

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