CASONI DA PESCA MARANESI

edit

By Luca Gorini

È grande la laguna di Marano, ancora oggi, persino a percorrerla su una barca a motore: per questo in molti tendono ad accelerare, superando i limiti di velocità stabiliti per preservare mote, velme e barene dall’erosione indotta dal moto ondoso. Pensate quanto doveva apparire grande, quando le barche erano mosse solo dalla forza dei rematori, o dalle piccole vele; troppo grande, per poter pensare di uscire a pesca, addentrarsi tra gli alveoli del sistema di canali e ghebi, e poi rientrare per vendere il pescato fresco. Così i Maranesi presero a realizzare, presso le zone di pesca, i loro Casoni. Non era un’impresa semplice: prima dovevano creare una piattaforma tra i fanghi lagunari, sufficientemente stabile per erigervi un edificio; sono le così dette “mote”, isolette artificiali realizzate con semplici palizzate, a volte protette dall’erosione solo da canne e tamerici. Poi occorreva portare, sui piccoli barchini spinti a forza di braccia, i materiali necessari: per lo più legnami leggeri, canne di laguna, corde e malte povere, tutti reperiti in loco. Nascevano così queste opere effimere, che proprio per questa ragione, per gli abitanti del territorio, formano un tutt’uno con il paesaggio lagunare, ma che tendono a deperire nel breve volgere delle stagioni, senza una attenta manutenzione; il fatto che ancora oggi se ne contino oltre quaranta nella sola laguna di Marano indica come questa tradizione sia fortemente radicata nella cultura locale. Sono concentrati in prevalenza alle foci dello Stella e del Cormôr; altri ne restano nelle mote di fronte a Marano, presso la bocca di porto di Sant’Andrea (quella tra le due isole litoranee), e infine presso la foce del fiume Corno. 

Fino a non più di cinquant’anni fa, prima dell’avvento delle barche motorizzate, nelle stagioni buone i pescatori stavano fuori anche settimane, e il loro unico punto di appoggio e ricovero erano proprio i Casoni, dove potevano dormire e mangiare attorno al fuoco che si accendeva al centro della stanza, riempiendola di fumo – il che però era funzionale a tener lontane le zanzare e a migliorare l’impermeabilizzazione del tetto. Tipicamente, uno dei pescatori aveva il compito di fare avanti e indietro dal mercato di Marano per vendere il pesce, e per approvvigionare il resto del gruppo rimasto al Casone: doveva dunque essere una persona colta, capace di fare di conto, così da spuntare un buon prezzo per il pescato. La conservazione del pesce pescato presso il Casone avveniva usando un tipo particolare di barca, detto “burchiello”, o anche “marotta”, che aveva questa particolarità: era chiusa da tutti i lati, tranne una botola superiore, ed era forata, così che dentro entrasse l’acqua. Il pesce veniva gettato dalla botola e poteva restare in vita, così che quando ne fosse stato pescato abbastanza, si poteva fare il viaggio verso il mercato.

Oggi queste “capanne”, conservate e manutenute nel rispetto delle tecniche tradizionali, vengono usate soprattutto a scopo ricreativo e per il tempo libero, in prevalenza nella stagione autunnale e in inverno: in quelle occasioni si accende il fuoco al centro dell’edificio, proprio come un tempo, e si pranza in compagnia di amici e familiari. Altri Casoni, tipicamente quelli sulla foce del Cormôr, mantengono un utilizzo destinato alla pesca. Altri infine, come quelli presso l’isola delle Conchiglie, o altri presso la foce dello Stella, sono entrati a far parte del circuito del turismo esperienziale. La visita ai Casoni sullo Stella costituisce oggi, infatti, per molti ragazzi del territorio e per turisti e visitatori il primo approccio alla Laguna. È un’esperienza molto istruttiva: la narrazione della loro funzione originaria, di dimora e ricovero per i pescatori, permette di conoscere molti aspetti storici, sociali e culturali che sono alla base del profondo legame tra la comunità maranese e la Laguna. Questo legame è talmente profondo e radicato nel tempo, che per alcuni storici il paesaggio dei Casoni della laguna di Marano rappresenta uno scorcio della Venezia delle origini, quando era solo un villaggio di pescatori; come ricorda Cassiodoro, che visitò e descrisse la laguna veneta ben prima della nascita della città di Venezia, con queste parole: “Qui voi avete la vostra casa simile in qualche modo ai nidi degli uccelli acquatici. E infatti ora appare terrestre ora insulare, tanto che si potrebbe pensare che esse siano le Cicladi, dove improvvisamente si può scorgere l’aspetto dei luoghi trasformato. In modo simile le abitazioni sembrano sparse per il mare attraverso distese molto ampie, ed esse non sono opera della natura, ma della cura degli uomini. […] Perciò riparate diligentemente le navi che tenete legate alle pareti delle vostre case come animali…”

Purtroppo negli ultimi anni, molti Casoni, soprattutto quelli sullo Stella, sono meno frequentati di un tempo; diversi sono degradati, addirittura distrutti. Questo è dovuto in buona parte al fondale sempre più basso, e quindi, alla crescente difficoltà di accesso, essendo i Casoni maranesi raggiungibili solo dall’acqua, ma forse anche ad una certa disaffezione delle nuove generazioni, che non trovano più un interesse concreto nel conservarli.

comments

comments for this post are closed