“MOTE, VELME E BARENE”

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By Luca Gorini

La laguna di Marano si distingue per un paesaggio in costante mutamento, caratterizzato da acque basse, terre semisommerse e canneti, habitat ideali per molte specie animali e vegetali, anche rare e per questo protette. Questa geografia include una vasta serie di parole, tra cui in particolare tre termini possono essere usati per descriverla: barene – terre emerse di origine naturale, allagabili con l’alta marea; mote – terre emerse realizzate artificialmente per la costruzione dei Casoni, e come tali, isole effimere, che senza manutenzione tendono a scomparire nel tempo; velme – terre sommerse al livello del medio mare, ma che emergono con la bassa marea. Una delle particolarità della Laguna di Marano è che, mentre le acque lagunari sono di proprietà della Regione, le terre emerse sono di proprietà comunale. Storicamente, di fronte a Marano c’erano ben 15 mote. La loro geografia è molto variabile, in quanto dipende dalla manutenzione dei Casoni che vi insistono; inoltre, è sempre fatta salva la possibilità di costruire nuove mote per insediarvi altri Casoni: è parte dei diritti associati all’uso civico in favore della Comunità locale di Marano Lagunare. La regolamentazione degli usi civici della laguna risale all’anno Mille, con il “Privilegium Poponis”, e ancora oggi sono disciplinati da un regolamento comunale che data oltre a un secolo fa, a testimonianza di una tradizione ininterrotta che perdura da oltre un millennio.

 

Nell’immagine: “Dalla laguna ai monti”. Cartolina da Andrea di Muzzana.

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